Cari amici di Radio Gelosa,
oggi siamo stati a Burano, una delle isole gioiello della laguna veneta, tipica per le coloratissime case che si riflettono sulla superficie delle acque dei canali e per la bellissima produzione di merletti.
Come le altre isole veneziane (Murano, Torcello, Ammiana, Mazzorbo e Costanziaco) anche Burano venne popolata al tempo delle invasioni barbariche: i cittadini vi si rifugiarono per scampare le aggressioni.
Il nome Burano deriva da “Porta Boreana”, denominata in questo modo perché posta a Nord- Est, nella direzione in cui soffia il vento dell’alto e medio Adriatico, la Bora.
Se in un primo momento gli abitanti si sistemarono in palafitte, con l’andare del tempo si passò al mattone. Fin dalle origini, Burano era abitata da povera gente che viveva di pesca e di agricoltura. E’ grazia all’abilità delle merlettaie e quindi all’attività artigiana che l’isola iniziò ad arricchirsi. Il centro di Burano tutt’oggi è diviso in cinque frazioni collegate da ponti: San Martino Destro, San Martino Sinistro, San Mauro, Giudecca e Terranova.
Oggigiorno l’isola vive di turismo: oltre al suggestivo ed unico paesaggio è possibile visitare il Museo del Merletto, lo storico pozzo fatto interamente in pietra d’Istria, la statua di Baldassarre Galuppi, uno dei compositori settecenteschi più originali e la casa più colorata e famosa del luogo denominata “La casa di Bepi Suà”.
E nel nostro soggiorno non potevamo non assaggiare una delle specialità culinarie tipiche: il Bussolà di Burano, il tipico dolce a ciambella o a forma di “esse” ( in questo caso detto esse di Burano). In passato il dolce veniva preparato dalle mogli dei pescatori che si allontanavano da casa per lunghi periodi; secondo alcune fonti questi biscotti, caratterizzati da un inconfondibile aroma di vaniglia, venivano usati anche per profumare la biancheria nei cassetti.

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